Data Driven è la KW per il prossimo Digital marketing che funzioni!

Data Driven sono tutti i dati che riesci a raccogliere dai “signals” per interpretare e convertire!

Data driven significa riformare gli assett aziendali per capire come i plus che valorizzano il tuo prodotto siano effettivi, che portino vantaggi reali. Serve una buona pianificazione per la maturità digitale.

Data driven, piccoli segnali per l’ammontare finale.

Nuovi protagonisti per nuovi orizzonti.

È una modifica di approccio, dalla pianificazione per sancire così la fine del

  • “secondo me”,
  • “ho sentito che”

e dare quindi il benvenuto alla transizione verso la nuova era: quella dei “dati che ci guidano”.

Essa richiede il supporto da una figura quadro, pro-attiva e rispettata perché per questa modifica è necessario anche il coinvolgimento e la cooperazione di partner interni ed esterni.

Il responsabile deve accettare nuovi modi di esaminare e approvare le campagne per la raccolta dei dati. L’Azienda dovrà portare a bordo queste competenze colmando le lacune nelle capacità interne oppure affidandosi ad agenzie esterne.

Se si affida ad una agenzia esterna, dal punto di vista tecnico, l’analisi dei dati è alla base dell’impegno digitale, ma molte organizzazioni di marketing non hanno accesso regolare a fonti di dati affidabili e trasparenti sul comportamento dei clienti nei siti aziendali.

Dati di base come:

Inoltre, se mancano delle solide capacità analitiche che possono trasformare i dati in piani, programmi e iniziative, le aziende hanno poche speranze di raggiungere la fase successiva quella a cui tutti gli imprenditori aspirano, la conversione.

Costruttore di connessioni di brand.

Se pianificata internamente o dati in outsourcing, dopo la strategia, la seconda fase del percorso verso la maturità digitale è la costruzione di connessioni interfunzionali che fanno dialogare tutti i player digitali.

Le aziende devono oggi coordinare la comunicazione multichannel, per generare entrate incrementali e raggiungere l’efficienza attraverso un proprio controllo dei media.

Quelle di maggior successo creano team interfunzionali che progettano e coordinano le discipline specialistiche pertinenti, quali ad esempio

  • CRO, customer relationship optimization
  • creativi di contenuto, content curators,
  • operativi social e traditional media.

Tutti assieme danno la visione dei canali marketing offline e online dov’è presente il contenuto dell’azienda, offrendo la panoramica del brand content.

Come i veri gruppi di Rugby anche questi team lavorano per KPI comuni che se supportati da esperti di misurazione dedicati, ad ogni controllo potranno fornire indicazioni per nuove modifiche e progettazioni.

In questa fase sono cruciali:

  • le capacità tecniche di combinare le fonti interne ed esterne dei dati online per fornire approfondimenti sul pubblico.
  • Meeting collettivi necessari per informare il lavoro creativo e quindi per
  • automatizzare i messaggi per lo sviluppo, il test e il rapido adeguamento delle campagne.

Ad esempio,

quelle aziende che collegano la maggior parte o tutti i loro dati online, coinvolgono il pubblico sulla base di informazioni dettagliate sul loro comportamento, automatizzano la personalizzazione dei messaggi e collegano i KPI ai risultati di business.

Ogni touchpoints vale, anche nei micromoments.

La fase finale della maturità del marketing è la più difficile. Agire sui punti di contatto dei clienti, i digital touchpoints, che rilevano i signals da leggere in modo coordinato.

È qui che molte aziende inciampano, non hanno il coraggio di dire “rifacciamo” o l’umiltà di ammettere “ben fatto”, in entrambi i casi, per ricavarne i dati al miglioramento.

Le aziende che agiscono correttamente in ottica data driven iniziano a commercializzare in multichannel offrendo esperienze cliente migliori e più personalizzate, che nel breve e medio periodo guidano le vendite. Allo stesso tempo, il loro uso di tecnologie e automazioni più avanzate riduce i costi.

In questa fase è essenziale collegare gli obiettivi tecnologici alle KPI aziendali e utilizzare una sofisticata attribuzione, tra le altre tecniche di misurazione, per ottimizzare il valore.

Ad esempio,

una società di franchising di ristoranti in tutto il mondo collega le vendite offline al marketing online attraverso una combinazione di dati sui clienti di terze parti come proxy per i dati sulle vendite e sui punti vendita.

Un rivenditore britannico ha sviluppato un piano di misurazione strategico per comprendere il comportamento e identificare le opportunità come base per ricavare intuizioni rapide e accurate che possono informare le decisioni in tempo reale.

Concludendo,

invito a testare le iniziative partendo da un progetto che preveda la misurazione dei dati che nascono dalla risposta ad ogni stimolo, per leggerli da molteplici punti di vista.

Bisogna puntare su quel 59% dei consumatori che preferiscono comperare dal Brand a loro familiare. Fare leva sul valore aggiunto del processo d’acquisto, come dimostrato nella ricerca Nielson survey.

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Scrivo per far crescere tutta la community. Ecommerce specialist e manager. Brand e Social media manager. Progettazione SEO e Digital marketing.

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